[Sulzano e Monte Isola] Christo e The Floating Piers

Quando, qualche mese fa, i media avevano iniziato a parlare dell’installazione che avrebbe dato un nuovo aspetto al Lago d’Iseo, c’era perplessità mista a molta curiosità.

Un artista molto famoso, soprattutto tra gli addetti ai lavori, ma sconosciuto ai più, Christo è uno dei massimi rappresentanti della Land Art, corrente artistica che si afferma alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti. Gli artisti che vi aderiscono agiscono sul territorio, modificando l’aspetto di laghi, deserti, distese erbose e spazi naturali molto ampi. (Se volete avere un’idea di altre opere, cercate Robert Smithson, Richard Long, Michael Heizer, ma anche l’italiano Alberto Burri con il suo cretto a Gibellina).

Christo, però, è solo il nome con cui emerge un duo. L’artista bulgaro non lavora da solo, ma progetta ed elabora idee con la moglie Jeanne-Claude (scomparsa nel 2009). In un’intervista rilasciata prima dell’inaugurazione di The Gates (1979-2005), gigantesca installazione che interagiva con i percorsi di Central Park a New York, i due spiegavano come ognuno avesse un ruolo netto e separato da quello dell’altro.

Passati alla storia per i loro impacchettamenti (come quello del Reichstag a Berlino o del Pont Neuf di Parigi), non è la prima volta che Christo Jeanne-Claude lavorano in Italia. Era il 1970 quando uno dei loro teli copriva la statua di Vittorio Emanuele in Piazza Duomo a Milano; e ancora un procedimento analogo nel 1968 a Spoleto e nel 1973-74 a Roma.

Questa volta, però, ritornano – e uso il plurale perché il progetto è sempre stato comune e concepito nel 1970 – dando nuova vita alle località del Lago d’Iseo: Sulzano e Monte Isola.

16 giorni (18 giugno – 3 luglio), 90.000 mq di telo Setex prodotto in Germania di un colore giallo che cambia sfumatura a seconda della luce e dell’acqua e una passerella larga 16 metri e alta 35 centimetri.

Inizialmente l’opera è stata pensata per essere fruita a ogni ora del giorno e della notte; in realtà, dopo qualche giorno, si è deciso di chiuderla durante le ore notturne sia per sicurezza che per manutenzione.

Nessuna inaugurazione ufficiosa – come quelle che abbondano nel mondo dell’arte – nessun biglietto, nessuna aura di superiorità. Christo e Jeanne-Claude pensano tutte le loro opere come un omaggio al luogo in cui intervengono e alle persone che vi si imbatteranno.

Al di là dei dettagli tecnici e dei progetti (tutti visibili sia sul sito ufficiale che sul sito del duo), camminare su The Floating Piers è un’esperienza strana.

Da una parte, la quasi impossibilità di raggiungere il luogo a pochi giorni dalla sua chiusura. Il prefetto che sceglie di modulare la viabilità ferroviaria per contingentare gli arrivi, i battelli non più prenotabili e che lasciano a terra chi non è riuscito a procurarsi il biglietto; le code infinite per salire sia su un treno che su una navetta, code che ricordano ai presenti il padiglione del Giappone all’Expo (citato da tantissimi durante l’attesa, che gli altoparlanti ripetono non essere quantificabile).
Il clima che si respira prima di riuscire ad arrivare a Sulzano è surreale. A volte ci sono reazioni estremamente nervose (persone che urlano e si lamentano), altre volte è festoso (persone che applaudono, ridono, fanno conoscenza coi vicini di coda).

Dall’altra, si crea un’atmosfera di sospensione. Quell’essere insieme ad altre migliaia di persone, ma da soli. Il silenzio che scende mentre si cammina e ci si muove insieme alle onde del lago.

Il colpo d’occhio è assicurato: l’acqua del bacino si colora insieme alla vegetazione delle montagne e così fa il tessuto, che passa dal rosso zafferano vicino all’acqua al giallo del primo pomeriggio e al dorato delle ore vicine al tramonto.

Tentando di seguire la strada fuori dal percorso, salendo lungo la costa di Monte Isola, si riesce a vedere l’isola di San Paolo dall’alto. Altrimenti si può seguire la strada coperta di tessuto anche all’interno di alcune viette e godersi scorci tipici dei paesini di montagna.

L’affluenza rende difficile godersi l’intera visita – alcune volte la ressa intasa i passaggi, altre qualcuno si sente male per il caldo -, ma in generale non si sente quella stessa rabbia che anima gli eventi più svariati. Al di là delle aspettative, pochissimi (almeno a quanto ho visto) tentano di portarsi via il tessuto e altrettante poche persone non rispettano le indicazioni dello staff.

Un’esperienza unica e che chiuderà fisicamente dopo il 3 luglio, per non essere mai più riproposta altrove, sarà possibile rivivere The Floating Piers (o vivere per chi non è riuscito a vederla) almeno virtualmente grazie al servizio di Google Street View.

Non si sentiranno le onde muovere la passerella sotto ai piedi e non si vedranno le espressioni felici delle persone che dopo ore di attesa riescono a calpestare la passerella, ma The Floating Piers rimarrà viva negli archivi del web e farà conoscere la bellezza di Monte Isola e dell’arte di Christo e Jeanne-Claude anche a chi non è riuscito a esserci.

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3 pensieri su “[Sulzano e Monte Isola] Christo e The Floating Piers

  1. ho seguito online tutto il percorso di studio e di realizzazione dell’opera e mi avrebbe fatto molto piacere poterla visitare in situ, però ti dico la verità, le foto delle resse, l’assembramento “da mercatino” e le scene più strane mi hanno molto allontanato dal pensiero che mi ero fatto della sua fruizione. È un bene d’altronde che l’arte sia aperta a tutti, priva di confini, ma – personalmente credo – che questo “pontile” di Christo abbia mutato il suo animo artistico in quello turistico, perdendo quel senso di straniamento e di diverso che abitualmente le sue opere hanno, per divenire una passeggiata à la page da selfare!

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    1. Caro Lois, come spesso accade, anche in questo caso siamo d’accordo. Di scene strane ce ne sono state davvero (soprattutto per quanto riguarda i trasporti, ma poi anche lungo la passerella). Di straniante c’è ben poco; è bello e divertente, sicuramente fa apprezzare il luogo, ma ha poco dell’opera che lascia qualcosa di più.
      Per quanto mi riguarda, ho sfruttato il fatto che probabilmente mai nella vita (o raramente) mi ritroverò vicina a un’installazione del genere, sennò ti avrei fatto compagnia nella scelta di non farsi il viaggio per.
      Dev’essere stato bello le prime notti, quando immagino ci fosse meno gente, perché con poche persone avrebbe avuto senso.
      Al di là dell’artisticità, è comunque sempre curioso vedere come un nome e qualcosa di poco chiaro (cos’ha fatto muovere così tante persone che non sanno niente di lui?) riescano a far girare così tante risorse. Magari aiuterà chi di dovere a capire che con l’arte potremmo fare effettivamente qualcosa di buono?

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