[Milano] La mela reintegrata

13 tonnellate di peso, 8 metri di altezza e 7 di diametro sono i numeri che danno idea dell’imponenza de La mela reintegrata, una delle ultime opere di Michelangelo Pistoletto realizzata nel 2015 per il progetto Via Lattea promosso da FAI – Fondo Ambiente Italiano.

Costruita dallo studio di architettura novacivitas, famoso per la costruzione di abitazioni sostenibili e autosufficienti, la scultura è modellata secondo un sistema di assemblaggio a secco, cioè senza collanti o sigillanti ma solo una serie di giunzioni meccaniche.

La mela reintegrata è stata collocata inizialmente dal 3 al 18 maggio 2015, per l’apertura di EXPO, in Piazza del Duomo a Milano, dove l’opera si presentava come una grande struttura di metallo ricoperta da un tappeto di erba naturale e circondata da 150 balle di paglia a ricreare il celeberrimo Terzo Paradiso, la fusione tra il primo e il secondo paradiso, cioè il punto di incontro tra mondo naturale e mondo troppo artificiale. Una nuova dimensione in cui ognuno è portato ad assumere le proprie responsabilità per rinnovare l’unione tra uomo e natura.

Da sempre legato all’uso di materiali poveri e caratterizzato da una forte sensibilità al rispetto della natura, Michelangelo Pistoletto decide di creare un nuovo simbolo che attraversa la Storia ed è presente nell’immaginario comune da millenni: la mela.

Donata il 21 marzo 2016 alla città di Milano grazie a un accordo tra tutti gli attori, si trova ora in Piazza Duca d’Aosta che, per i non milanesi, è lo spazio antistante alla Stazione Centrale. Come afferma lo stesso artista, l’opera diventa un emblema “che si apre al mondo, così come la stazione ferroviaria, anche simbolicamente, apre la città al mondo”.

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10 pensieri su “[Milano] La mela reintegrata

  1. Tutto bello il concetto del Terzo Paradiso e la bellezza di alcune opere di Pistoletto che hanno lasciato il segno, però a mio avviso, questa monumentale mela é veramente brutta (ed ho letto molte critiche in proposito dei milanesi e di alcuni nomi dell’arte). Lo era in piazza duomo ricoperta di moquette lo é altrettanto ora. Ci sono delle cose antiestetiche che non possono essere giustificate neppure se a farle è stato un gigante del contemporaneo e neppure se in esse sono racchiusi i significati più validi e trascinanti!

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    1. Guarda, benché abbia provato a spiegarla, mi trovi in parte d’accordo con te. Pistoletto mi piaceva fino a qualche tempo fa, poi è diventato troppo. Più stonata della sua onnipresenza, solo la partecipazione a una canzone dei Subsonica.
      Ai lati negativi – oltre al fattore estetico – aggiungerei l’impossibilità di creare un artefatto in grado di dialogare in maniera armoniosa con la monumentalità dell’architettura della stazione (o almeno, secondo me, non è un qualcosa di colossale a poterci riuscire). E anche la scelta estremamente azzardata del Comune nel concedere quello spazio per una scultura.
      Detto questo, però, ci sono due aspetti che mi hanno colpita e mi sono piaciuti, che non hanno niente a fare con il valore artistico dell’oggetto. Il primo è il modo in cui gli skaters se ne sono appropriati, usandone la base per fare dei trick. Il secondo è il senso di familiarità che ha dato alla piazza – o almeno a me ha trasmesso un senso di tranquillità.
      A questo punto la domanda che mi sorge spontanea è: siamo ancora in un momento in cui un’opera è fatta solo per essere bella? Oppure vale di più il marketing unito a una riqualificazione territoriale?
      Credo che in generale la linea della città non sia quella di guardare al bello, ma al provocatorio, e questa mela sa un po’ di provocazione. Ultimissima cosa, mi hai fatto venire in mente un confronto con il Teatro continuo di Burri, reinstallato nello stesso periodo in Parco Sempione.
      Non so, che ne pensi?
      Grazie come sempre dei tuoi commenti super puntuali! 🙂 Un abbraccio

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      1. Sicuramente c’è anche un concetto di integrazione con l’ambiente circostante però in qualche modo ci deve essere un equilibrio visivo ed un valore estetico altrimenti si finisce come in quelle rotonde provinciali dove si colloca di tutto in seno alle più oscene brutture (come più volte sottolineato e testimoniato contro le contestabili scelte municipali). Ti ripeto, secondo me, il concetto è che non si può essere acritici solo perché l’autore è uno dei massimi protagonisti del Novecento. Poi magari col tempo anche la Mela diventerà elemento del paesaggio e connotazione dello spazio (come l’ago di Oldenberg alla stazione Garibaldi). Ma un dialogo seppur minimo andrebbe creato a favore di una progettualità più condivisa e strutturata.

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        1. Non so se diventerà come l’Ago a Cadorna, o come il Dito in Piazza Affari e concordo sul fatto di non poter essere acritici, però mi faccio anche altre domande rispetto a quelle scelte (a cui non mi so ancora dare risposta). Se riuscirò a trovarne qualcuna, te lo scrivo! 🙂

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    1. Certo, Vanni! Il senso ce l’ha, eccome. Diciamo forse un senso un po’ abusato negli ultimi decenni nelle opere di Pistoletto, ma questo non cambia che sia una rielaborazione interessante. Penso che la domanda fosse (riassunta): basta il senso unito alla firma per mettere in secondo piano il senso estetico di un’opera? 🙂

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      1. No la mia risposta è no, non basta, qui non c’è solo un problema estetico, qui c’è un problema di contenuti, da bravo artista avrebbe dovuto mettere in risalto l’artificiosità del messaggio, Pistoletto rappresentante dell’arte povera diventando ricchissimo, dovrebbe parlarci dell’arte Social in realtà celebra la tecnologia oramai diventata icona popolare, Pistoletto non crea un’Aura negativa del prodotto di Jobs ma lo celebra, non c’è ironia, il messaggio è veramente facile, adatto alle masse, inutile…
        La collocazione poi crea dei disequilibri nella piazza già perfetta com’era, chiaramente la responsabilità non è tutta sua ma anche e sopratutto delle istituzioni cittadine.
        Poi mela reintegrata in che senso come se così facendo la tecnologia torna alla natura?
        Ma Pistoletto non ci stà prendendo per il naso? 🙂

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        1. Mi piace molto questa risposta, Vanni, è piena di spunti di riflessione! 🙂 Lascerei le domande aperte a chiunque capiti qui e le legga, penso che entrambi una risposta ce la siamo già data! 😉

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