[Milano] Ennesima.

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A cura di Vincenzo de Bellis e con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti, alla Triennale di Milano, fino al 6 marzo, potete visitare Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana (dagli anni Sessanta a oggi).


De Bellis si presenta in maniera informale, ci dà del tu e inizia a raccontare la storia della sua mostra a partire dalla soglia della prima sala, senza anticipare troppi dettagli né rivelare fino ai saluti dove sia davvero la sua firma curatoriale.

Per iniziare il percorso espositivo basta rimanere all’ingresso del Cubo (spazio al primo piano del Palazzo dell’Arte di Muzio). Ad accoglierci, un’installazione site specific di Alberto Garutti: l’impianto d’illuminazione è collegato al CESI e, ogni volta che viene rilevata la caduta di un fulmine sul territorio italiano, le luci si trasformano in flash.

È qui che Vincenzo de Bellis ci spiega come abbia deciso di affrontare la storia dei sette formati espositivi più utilizzati per mostrare l’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi. Dalla mostra tematica collettiva a quella su un movimento, dalla personale alla mostra su un medium (la performance), dalla mostra-archivio a quella generazionale. Il tutto animato dalle opere realizzate ad hoc per uno spazio.

E se gli anni Sessanta sono l’incipit cronologico, la scelta dell’artista iniziale è quasi doverosa: Luciano Fabro. Maestro dell’Arte Povera scomparso da pochi anni, la sua presenza è un must di tutte le mostre dedicate all’arte italiana e si potrebbe rischiare di cadere in cliché o in opere già viste. De Bellis invece riesce là dove nessuno prima di lui era arrivato in Italia: in mostra si trova infatti un’opera realizzata nel 1989 per la prima personale negli Stati Uniti, ma mai esposta nel nostro Paese. Un omaggio di Fabro a Mondrian e Duchamp, una sintesi perfetta di quello che è l’immagine per il giovane curatore: non solo figura, ma qualcosa di più complesso.

Da quest’opera in poi è un susseguirsi di grandi nomi della storia dell’arte: Luigi Ontani, Carol Rama, Stefano Arienti, Vettor Pisani, Giulio Paolini, Alighiero Boetti… E non è tanto l’allestimento, ma proprio il filo conduttore a rendere tutto estremamente intellegibile e scorrevole. Le didascalie spiegano il motivo per il quale è stato scelto un determinato artista a rappresentare un certo tipo di mostra e il passaggio da una sala tematica all’altra è indicato da soglie scultoree.

Dilungarsi nel racconto di ogni sala non renderebbe giustizia a Ennesima. Basti aggiungere che è una tra le prime esposizioni a riportare alla luce l’importanza che ha avuto la poesia visiva per la nostra cultura, superando il problema del poco successo di mercato di queste opere.

De Bellis ci guida nella scoperta di opere e artisti con grande passione e, prima di lasciarci, ci spiega che per uscire dalla mostra dovremo passare per Crêuza di Luca Vitone, l’ultima delle installazioni site specific del percorso che riproduce una strada di Genova.

Come a chiudere il circolo iniziato con Garutti, il curatore rivela come non sia necessario mettere dei punti fermi all’arte.

Forse mancheranno alcuni omaggi e citazioni, ma certamente Ennesima è uno dei tentativi meglio riusciti di creare una mostra che racconti una storia unica e interessante.
Assolutamente da vedere.

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